Le stanze sognanti dei Mantra Above The Spotless Melt Moon

Li avevamo lasciati con la pubblicazione di un mini album per un’etichetta americana, la Forgotten Empire, andato poi esaurito in breve tempo. I Mantra Above The Spotless Melt Moon, rock di qualità dalla zona vesuviana, hanno da due mesi pubblicato “Rooms”, ep di quattro brani con la Rare Nois Records, label inglese.

Insomma di italiano c’è poco, a partire dai brani, tutti in inglese, e dalle influenze principali: Mogwai, Silver Mt. Zion, Sigur Ros, Radiohead. Rock dilatato, emozionale, chitarristico, da alba sognante. Davide (basso e synth), Adriana (voce e chitarra), Maurizio (chitarra) e Salvio (batteria) dal vivo sono ancora più maturi, e forse meno ostici rispetto ai primi tempi.

“Siamo maturati- dichiara Davide- e vediamo all’evoluzione come un normale processo umano. Non vogliamo chiuderci in uno stereotipo musicale”. I Mantra non somigliano affatto a nessuna band campana: “le nostre influenze derivano dall’estero, anche se ci sono compositori italiani, come Morricone e Battiato, che apprezziamo molto. A noi piace suonare ovunque ma qui non c’è una forte cultura musicale”.

Il primo brano, Helder Pablo Moreira (l’autore dell’artwork del disco), è stato spesso accostato alla vocalità di Bjork, grazie alle voce tenue di Adriana. “Il paragone si ferma lì, anche se ce lo dicono spesso- fa sapere Davide. Tuttavia, resta palpabile l’influenza di artisti islandesi e non solo, con un sound ossessivo (mai banale)come The Fog, spesso ipnotico, che violenta e poi si adagia. Come i testi, strettamente personal:“Ci piace definire le nostre canzoni, canzoni sconfitte (Defeated Song sarà anche il titolo del loro primo album, previsto per il 2010).

“Soffriamo il malumore sociale, l’angoscia generazionale, l’annullamento culturale del nostro mondo. Descriviamo scenari postatomici, truci e malinconici in cui l’uomo scava nel suo profondo alla ricerca di una pace interiore spesso troppo difficile da ritrovare”. Una confessione che da personale diventa universale quella dei Mantra.

E la scena rock campana? “Purtroppo non esiste nessuna scena. Non vedo un movimento con  un’identità di matrice partenopea”. Una dichiarazione, che, prevede Davide, farà incazzare qualcuno.

Luigi Ferraro


~ di campaniarock su dicembre 24, 2009.

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