In 10mila per i REM. Applausi anche per gli Editors

Che carisma Michael Stipe. Un quasi 50enne in gran forma, che si dimena, interagisce col pubblico e prende in giro i suoi musicisti. Erano in 10mila circa per la seconda serata del Neapolis Festival, ieri mercoledì 23 luglio, nella cornice della Mostra D’Oltremare.

Aprono i These New Puritans, in orario anticipato rispetto alle 19: il migliaio di persone presenti assiste con interesse (ma un po’ distaccato) al loro post punk ripetitivo e ossessivo. Da rivedere.

Tra il pubblico, si scorgono Rayban anni 80, jeans neri attillati e gilet addobbati con pins di band inglesi: sono i fan degli Editors, figli del revival anni ’80. Applauditissima, la band inglese paga pegno alle prime sonorità U2 (ai tempi di War) con le chitarre taglienti e la batteria ripetitiva che riporta ai Joy Division. “Suonano new-wave”, come spesso hanno scritto gli inaffidabili giornali inglese. Ma la new wave non appartiene a due decadi fa? Beh, come cantano i Bluvertigo, c’è sempre bisogno di una “decade di decadenza” e Tom Smith e soci si lanciano alla conquista del palco.

Carismatico il leader, anche nel look, riesce a trasportare dal vivo l’ansia epilettica e rockeggiante di “The Racing Rats” e “Munich”, rispettivamente da “The Back Room” (album d’esordio) e “An End Has Start”. Sono stati scelti personalmente da Michael Stipe e i suoi gusti musicali non ci hanno mai deluso. Finalmente siamo riusciti a vedere a Napoli una band fresca e, come direbbero i più, della “nuova scena”.

Alle 21 in punto, al crepuscolo, dalla luna sbarcano i REM. Sono di un altro pianeta, visto che suonano insieme da quasi 30 anni e sembra avessero iniziato ieri. La prima parte del set è tiratissima: “Living Well”, “Begin the begin” e “What’s the Frequency Kenneth” da quel capolavoro confusionale che è “Monster”. Palco con schermi dietro, che spezzettati, come degli specchi rotti, mandano le immagini di videoclip, dello show e del pubblico.

Michael Stipe in un elegante gessato, Mike Mills versione cowboy e Peter Buck a gigioneggiare vicino al secondo chitarrista Scott McCaughey (che sbaglierà l’attacco di “Supernatural Superserious” facendosi prendere in giro più volte da Stipe) e il batterista Bill Rieflin. Michael è innamorato dei suoi brani e ce li presenta ogni volta con l’aggettivo “wonderful”. Sorpresa per la vecchissima Driver 8, Electrolite invece, ripescata da New Adventures in Hi-Fi, è piacevole nel suo country-folk. Il sogno onirico di Drive si infrange nelle chitarre virtuose di Ignoreland.

L’unica pecca (ma questo è un parere personale) è il tentativo di acusticizzare “Let Me In”, il brano di Monster dedicato a Kurt Cobain. Il bello sarebbe stato riproporlo così com’era, con quella pioggia di chitarre e feedback. Pochi cantano “Disturbance at Heron House”, altro ripescaggio, mentre “Find The River”, emozionale e intimo, conquista il pubblico composto sia da ragazzini che da adulti innamoratisi con Losing My Religion.

Dopo Supernatural Superserious e Hollow Man (che i 10mila conoscono già a memoria) è tempo di greatest hits: Bad Day, The One I Love, The Great Beyond e la magnifica Imitation Of Life. Poi arriva, la canzone di una vita, quella che all’epoca fu adottata dalle associazioni cattoliche. La cantano tutti e non sarebbe potuta andare diversamente. Chiude l’epocale Man On The Moon, capolavoro spesso sottovalutato.

Stipe confessa di amare l’Italia ( e noi ci crediamo, visto che nel 2003 si fermò un giorno in più), il cibo e “the best underwear”. Poi presenta umilmente se stesso e la band e alle 23 si chiude. Concerto bello e grezzo, senza orpelli e tutto suonato.

Differenze col 2003? Meno caldo ed esibizione più tecnica e tirata (all’Italsider eseguirono ballate come Nightswimming e Everybody Hurts).

Luigi Ferraro

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~ di campaniarock su luglio 24, 2008.

9 Risposte to “In 10mila per i REM. Applausi anche per gli Editors”

  1. ciao,
    sono una fans dei r.e.m. e ieri ero all’ennesimo concerto sono d’accordo con la tua recensione anche perchè è l’unica che non si è invetata le canzoni altri hanno scritto che i r.e.m. hanno eseguito (wake up bomb e sing for the submarine), volevo solo segnalare un piccolo errore, c’ero anche al concerto fatto a napoli nel 2003 e la differenza non sta nel aver eseguito nightswimming perchè non l’hanno fatta a napoli è stata fatta nel tour 2005 a Roma 10 giugno. ciao

  2. allora era il concerto all’olimpico.. il caldo fa brutti scherzi. Wake Up Bomb l’avevano annunciata e forse qualcuno ha pensato di fare una recensione senza aver visto il live. Bah 🙂

  3. ETERNAMENTE GRANDI….STORIA

  4. Sono d’accordo con Luigi :ETERNAMENTE GRANDI.Sono trascorsi quasi vent’anni,dal primo concerto a cui ho assistito(17 giugno 1989-Perugia),e tre dall’ultimo(15 gennaio 2005-Forum Assago),eppure l’entusiasmo dei REM e quello del pubblico è sempre lo stesso.ANCORA UN GRANDE CONCERTO!!

  5. da non sottovalutare, “welcome to the occupation”, che nn mi sarei mai aspettato!! 🙂

  6. Ciao, senza far troppa polemica, i “giornalisti”farebbero meglio ad assistere i lives per poi recensire i concerti. mah…

    comunque ieri sera, e’ stato per me uno degli ennesimi concerti . la crew milanese e’ stata fantastica, come al solito,e Stipe e la band si sono stupiti di quanto. Hanno regalato molti encores. una grande notte. un grande gruppo . Cristina

  7. x cristina: eravamo presenti al concerto dei REM 🙂
    x wowiezowie: esatto, un brano inaspettato!

  8. “C’ero anch’io…”
    Lo posso dire, mi sono fatto un po di chilometri ma c’ero…sarei potuto andare a Perugia ma dopo l’esperienza al Neapolis di 5 anni fa sono voluto ritornare a Napoli…mai nessuna decisione fu più azzeccata…MITICI
    sono pienamente daccordo con la recensione

  9. stupendiiii io ci stavo e sn la raga ke ha lanciato il cappello da cow boy bianco a michael stipe 😀 ed è stato qualkosa di fantastico cantare welcome to the occupation sulla voce del mio amore michael e guardarlo negli occhi..dato ke ero in prima fila….SENZA AVERE IL BRACCIALETTO :d:d:d:

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