Il rock italiano si chiama Afterhours. Ecco il live report di sabato 13 alla Casa della Musica, in attesa (?) di Sanremo

afterhours2tifbigOltre due ore di concerto, sorprese inaspettate (Plastilina), cover (You know You’re Right) e tantissimi brani in scaletta. Ormai Manuel Agnelli & co. non fanno più parte della schiera di “gruppi emergenti” o “undeground” italiani, qui si parla di collaborazioni internazionali, tour negli Stati Uniti e concerti da tutto esaurito.

In attesa di avere la conferma di una loro esibizione a Sanremo, sembra di essere tornati indietro di una decina di anni, ai tempi di “Siam tre piccoli porcellini”, con il pubblico che manda giù a memoria i brani tratti dai 7 e oltre album degli Afterhours, in un sabato piovoso (fortunatamente non pioveva dentro come ai Subsonica) e la band in grande spolvero. La “scusa” del nuovo tour è il recente best “Cuori e demoni”, che permette l’esecuzione di decine e decine di brani, non soltanto dall’ultimo, azzeccatissimo lavoro, “I milanesi ammazzano il sabato”.

Apre una cover dei Nirvana, “You know You’re Right”, acerba e feroce al punto giusto, così come Manuel Agnelli che riesce nella difficile missione di interpretare con lo stesso pathos di Kurt Cobain. La band è rodata, così come il sound, grazie anche al miglioramento all’acustica della Casa della Musica rispetto allo scorso anno. Perfetti, in “Dea”, che come sempre, fa pogare (eh si il vecchio pogo), romantici e neri in “Dentro Marilyn”, vagamente noise in “Varanasi Baby”.

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Ne escono alla grande anche nelle in brani “ardui”, come la maggior parte di quelli tratti da “I milanesi..”, vedi “E’ solo febbre”  e il suo cambio ritmico e “Tarantella all’inazione”, sexy e cattiva. “La mia lingua sul tuo culo” canta Agnelli, che poi invoca la materialità in “Pelle”, altra perla di “Hai Paura del Buio”, album epocale che ha cambiato modo di fare e intendere la musica rock in Italia negli anni 90 insieme a pochi altri, vedi T.R.E. dei CSI e Catartica dei Marlene Kuntz.

Nonostante la lunga durata ,la band rapisce ancora,  poi Musa di Nessuno, Quello che non c’è (tra i loro brani migliori), e si finisce con “Orchi e streghe sono soli” visione d’insieme del loro panorama letterario, ironico, morboso, furioso.

Come un prodotto del loro merchandising, i coltelli dell’artwork di copertina de “I milanesi” sono alle loro spalle, come una tavola imbandita di sangue, sesso e rabbia.

Luigi Ferraro

my space Afterhours

Website della  Casa della Musica

afterhours5

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~ di campaniarock su dicembre 15, 2008.

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