Quattro notti… e più di Luna Piena/2: successo di De Gregori e Cremonini, ma è ancora caos

degregori-thumbContinua il live report di Franco Cappuccio su “Quattro Notti …e più di Luna Piena”, evento musicale diretto da Lucio Dalla. Venerdì 28 è toccato a Francesco De Gregori, Cesare Cremonini, Angela Baraldi, il bravissimo Nazzareno Carusi e tanti altri. Successo di pubblico ma location poco convincenti.

leggi il live report di Franco Cappuccio:

Giorno 2 del Festival di Lucio, come ormai è stata ribattezzata l’edizione 2009 di “Quattro Notti e più di luna piena”; è un festival a misura del cantante bolognese, che ha invitato in questa quattro giorni amici e colleghi che lo hanno accompagnato nella sua lunga carriera.

La location inaugurale della giornata è come al solito il Chiostro di S. Sofia, dove questa volta è andato in scena un monologo teatrale che ha visto la nota attrice Angela Baraldi in una rivisitazione dei famosi “Monologhi della Vagina” di Eve Ensler, dal titolo “Non andavo lì sotto dal ‘53”. La Baraldi, attrice bolognese nota al grande pubblico per essere stata la protagonista di “Quo Vadis, Baby?” , film del 2005 di Salvatores, non è nuova a questo genere di performance: è stata infatti anche tra le attrici di “The Good Body”, opera anch’essa di Eve Ensler, paladina del femminismo contemporaneo. I monologhi recitati dalla Baraldi spaziano su vari registri, da quelli divertenti a quelli amari a quelli dolorosi delle violenze sessuali, che molte donne hanno subito negli anni e che purtroppo continuano a subire per colpa di persone che meriterebbero la legge cinese.

Angela Baraldi

Angela Baraldi

Il pubblico, molto attento e formato principalmente da donne (si potrebbe scrivere un trattato sociologico al riguardo: scarso interesse o altro?), ha applauso in maniera convinta l’interpretazione della Baraldi; peccato che la location, per quanto di incredibile bellezza, penalizzi gli spettacoli in quanto la parte dove sono situati gli spettatori è troppo lontana da quella dove si trovano gli artisti, perdendo così, seppur involontariamente, in fruizione.

Alle ore 20 ci si sposta nella altrettanto bella location dell’Arco del Sacramento per dare spazio alla musica classica; si è esibito infatti il pianista Nazzareno Carusi, allievo di Alexis Weissenberg  e Viktor Merzanhov, famoso per la sua esibizione di Scarlatti a Zelig e per la sua interpretazione del Chiaro di Luna di Beethoven che è diventata sigla finale di Lucignolo, il programma di Italia 1, ma soprattutto valentissimo pianista che si è esibito sui palcoscenici più prestigiosi del mondo.

Nazzareno Carusi

Nazzareno Carusi

Prima dell’esibizione abbiamo parlato con lui:

Cosa porterai qui a Benevento?
Porterò 5 sonate di Scarlatti e “Dopo una lettura di Dante” di Lizst, due compositori che amo particolarmente. Il tema che li unisce è sicuramente l’Italia: Scarlatti era napoletano e uno dei più grandi compositori di sonate, mentre Lizst è un grande compositore dell’800 che ha viaggiato molto in Italia, ed è rimasto innamorato di questo paese, tanto da dedicare composizioni a luoghi e opere della nostra nazione come Michelangelo o, nel caso di quello che porto stasera, di Dante Alighieri.

Come ti sei avvicinato al pianoforte?
Ero molto piccolo, avevo circa 3 anni, e mia madre, che è un’ottima pianista dilettante, mi regalò un pianoforte piccolino, perfettamente funzionante. Da lì ho cominciato piano piano a suonare.

Quando hai capito che il piano poteva essere qualcosa di più di una passione?
Concedimi questa battuta, che però ha anche un fondo di verità: quando avevo 14-15 anni, ho scoperto che suonando il piano rimorchiavo le ragazze. È una battuta, però è vero.

Come mai secondo te un certo tipo di musica come quella classica non ha un grande appeal presso i giovani?
Io credo che sia una questione di mentalità: si è convinti che la musica classica sia una cosa da vecchi, tutti tristi che assistono allo spettacolo. Bisogna far capire ai giovani che non è così, che gli stessi compositori nei secoli passati erano persone che facevano la bella vita, che andavano a prostitute e poi morivano di sifilide. Per questo bisogna svecchiare questa idea di musica classica di fruizione solo per un pubblico adulto: lo stesso Lucignolo, che a quanto si dice è un programma di tette e culi, ha messo il Chiaro di Luna come sigla finale con un ottimo riscontro, vuol dire che è un problema di mentalità.

E adesso quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto registrando 3 album con la EMI, poi da Ottobre ricominceranno le mie pillole di musica per il programma “Mattino 5”, in più farò recital così come ho sempre fatto finora.
Molto bella l’esibizione, toccante ed emozionante, che ha stregato e conquistato il pubblico accorso all’arco costruito dai romani nel I secolo d. C. Interessanti le sue interpretazioni delle sonate scarlattiane, così come quelle di Lizst.

Alle 21 ci si sposta in una nuova location di Quattro Notti, l’Hortus Conclusus, ex giardino dei monaci domenicani che lì avevano il loro convento annesso alla chiesa di S. Domenico, che ora ospita il rettorato dell’Università del Sannio. Nel 1992 l’amministrazione comunale ha deciso di trasformare il giardino in uno spazio per meditare e rilassarsi immerso nel verde e nelle sculture: così, accanto a capitelli e resti scultorei di età romana, l’hortus ospita anche un’installazione permanente di opere di Mimmo Paladino, il maestro della Transavanguardia. Qui, spazio al reading letterario, mantenendo lo stile meditativo che si è voluto dare al giardino: Marco Alemanno, giovane promessa del teatro italiano, ha infatti letto brani e poesie di Arthur Rimbaud, uno dei più importanti poeti francesi, vissuto nella seconda metà dell’Ottocento. Alemanno è stato aiutato in questo reading anche da Bruno Mariani e Fabio Coppini, rispettivamente chitarra e pianoforte, che hanno fatto da tappeto musicale per i suggestivi versi declamati dalla calda voce di Alemanno.

francescodegregori

Alle 22 è di nuovo tempo di musica: in Piazza Roma infatti era in programma il concerto acustico di Francesco De Gregori, una delle icone della canzone d’autore italiana. Qui è da registrare una nuova disattenzione dell’organizzazione, che evidentemente non prevedendo i numeri di affluenza del pubblico al concerto dell’artista romano, con un pubblico molto eterogeneo che spaziava dai cinquantenni ai ventenni, aveva disposto le sedie lungo tutta la piazza; in questo modo la grande maggioranza del pubblico, che non è riuscito a sedersi, si è dovuto accontentare di sentire il concerto in mezzo al frastuono, poiché era praticamente impossibile accedere alla piazza, che era diventata un collo di bottiglia. Concerto strapieno dunque, e quei pochi fortunati che sono riusciti ad assistere pienamente al concerto hanno visto un De Gregori molto ispirato cantare tutte le sue canzoni più famose, da “Atlantide” a “La Donna Cannone” fino a “La Leva Calcistica della classe ‘68”. E sulle note di “Quattro Cani”, un’inattesa sorpresa: sale sul palco il direttore artistico della manifestazione Lucio Dalla, con cui De Gregori duetta. Il cantante bolognese ha cantato “Anna e Marco” e la famosissima “Piazza Grande”, diventata “Piazza Roma”, in onore della succitata piazza. Unico bis concesso, “Santa Lucia” di De Gregori, per un pubblico in visibilio.

cremonini

Ore 23, è il momento di Cesare Cremonini, sotto una folla oceanica (anche se decisamente più giovane di quella che era presente al concerto di De Gregori) che partiva da sotto al palco in Piazza Castello sino ad arrivare alla Chiesa di Santa Sofia: il cantante bolognese ex Lunapop si è esibito in tutti i suoi più grandi successi, da “La Fiera dei Sogni” sino agli ultimi singoli, stregando il pubblico presente.

~ di campaniarock su agosto 30, 2009.

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