Il “marinaio” Capossela ammalia Positano. Tra Melville ed il mito

Serata irripetibile quella dello scorso 11 settembre. Vinicio Capossela “sbarca” (è il caso di dirlo) a Positano per il “Myth Festival”  con il suo spettacolo in riva al mare “Storie di marinai, balene e profeti”. Tra letteratura, musica mito, favole, ecco il live report di Giuseppe Piscino.

Venerdi 11 settembre, notte di luna calante, umida di mare e Vinicio Capossela mette la ciliegina sulla torta al “Positano Myht festival”. Da quelle parti, vuoi per ragioni turistiche economiche, vuoi perché si pensa in modo internazionale, i nomi sono inglesi e sentendo il cantante irpino declamare versi di Melville non  si può non lasciarsi prendere dallo spettacolo, semplice, unico, affascinante.

E mentre a decine di chilometri di distanza si spendono cifre vergognose per un cantante che nulla hanno a che fare con l’humus del luogo, Capossela, accompagnato da una band rodata di ottimi strumentisti, tra cui il chitarrista Allessandro Stefana ed il mago dei suoni Vincenzo Vasi, al theremin ed ai campionatori, ammalia, donando agli astanti ritmi sincopati e talvolta jazzati.

I concerti del nostro hanno la peculiarità di esser sempre diversi, nuovi. Come i grandi artisti, la scaletta non è mai simile, del resto il cantare non dovrebbe essere un “lavoro”, un ripetersi meccanicamente. A Positano, Capossela offre uno spettacolo dal titolo “storie di marinai, balene e profeti”.

Un migliaio le persone accorse sulla spiaggia grande per questa rappresentazione che spazia dalla musica alla letteratura dedicata al mare,  sempre lì, sempre presente, intorno ad un palco che è una polena di una barca, opera dello scultore Ruben Esposito.
Non vogliamo qui procedere didascalicamente ai pezzi suonati, a quelli evitati, ma solamente ricordare una sera magica tra le bellissime pagine di letteratura del Jona che visse nella balena, le note di chi sta dalla parte di Spessotto e poi pirati, ciurme che si ammutinano, serenate marinare.

E così può anche capitare di vedere muoversi sul palco-barca uomini con maschere di meduse sinuose e sensuali, affondamenti del Cinastic, canzoni che si muovono tramite manovella e Celine che appare tra una canzone e l’altra, il tutto condito da un’artista a tutto tondo che, conferma, ad ogni disco, ad ogni concerto la sua unicità, in un mondo, quello della musica leggera, sempre più appiattito su sé stesso.

Positano-Capossela: sembrava un binomio tra due mondi distanti, tra l’effimero e la poesia, la schematicità e l’assimetria. L’altra sera ha vinto la poesia, che ha avvolto l’effimero, nascondendolo, facendolo danzare e cullare sulle onde di un mare placido e splendente.

Giuseppe Piscino

~ di campaniarock su settembre 14, 2009.

2 Risposte to “Il “marinaio” Capossela ammalia Positano. Tra Melville ed il mito”

  1. grande evento veramente irripetibile

  2. è stata una serata stupenda. Una poeticità davvero commovente

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