Napoli è una citta per la musica?

Vecchia storia che sale sempre a galla. Andiamo incontro al Forum delle Culture ma sembra che la città (non tutta ovviamente) non sia pronta per la musica e l’arte in generale. A molti dà fastidio che le persone si divertano, altri invece non riescono a valorizzare ciò che hanno. In particolare mi riferisco a due episodi appena accaduti, al Teatro Instabile e al Diva di Napoli.

In questi due locali erano in corso delle rassegne: Suoninstabili e Art/Beat, di cui siamo mediapartner (ma è solo una coincidenza). La prima, messa in piedi dai ragazzi della Titanium, aveva portato Viti Di Titanio e Vessel (e si sarebbero dovuti esibire ancora gli Amor Fou) in una location decadente ma affascinante: Il Teatro Instabile, in vico Purgatorio. Tanta gente, ottimo successo, musica di qualità ed arte: poi accordi economici con chi possiede la struttura hanno fatto saltare tutto, ed il concerto degli Amor Fou, unico nel suo genere perchè sarebbe stato uno show inedito in veste semiteatrale, non si farà più.

Al Diva (piazza Medaglie D’Oro, nel cuore del Vomero) era invece in programma Art/Beat, altra rassegna messa in piedi da volenterosi ragazzi, tra musica, arte e spettacolo con concerti, dj set e proiezioni. Già la scorsa estate sono saltate alcune serate presso Casa D’Avalos (Camaldoli), ma quest’anno ci riprovano in un locale al chiuso: la già storica discoteca vomerese Diva.Concerti interessanti come quelllo con Marcello Coleman, poi dopo due serate salta tutto: visita dei carabinieri per il mancato adeguamento acustico del locale.

Detto in soldoni, il volume era troppo alto: qualcuno che abita al piano superiore al locale si è lamentato non poco per l’eccessivo volume della musica, subissando di telefonate le forze dell’ordine (ricorda tanto la storia del Mutiny). Da ricordare che il Diva ha già vinto una causa sull’argomento.

A voi i commenti…

LF

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~ di campaniarock su dicembre 9, 2009.

Una Risposta to “Napoli è una citta per la musica?”

  1. Vecchie storie…di sicuro non si può immaginare di evitare l’osservanza alle regole. Che poi le regole non siano di nostro gradimento questo è un altro discorso. La verità è che la musica va sempre di più verso l’intrattenimento e rischiamo di essere sempre identificati come Cicale che si divertono e che a lavorare sono solo le Formiche. Quanta gente sa cosa costa in termini di tempo dedicato ad imparare uno strumento, quanto costa in termini di tempo e di organizzazione produrre un appuntamento musciale. Forse credono che tutto si riduca ad un mero divertissement come accade in discoteca, i dj portano i dischi e hanno risolto tutto il loro “lavoro”. Ci vuole una piccola rivoluzione culturale da parte di chi fa veramente musica per riportare la gente ad “ascoltare” la musica suonata e di conseguenza farla diventare produttiva, allora sì che ci saranno spazi adeguati e consoni per la musica (vedi l’auditorium a Roma) e non i condomini in cui la gente vuole giustamente dormire…may day may day…

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