Report dai palchi underground: al Mamamu viaggi siderali con Thembee e Dispositivoperillancio

Thembee

Per chi dice che a suonare sono sempre i soliti, godetevi questa recensione di un doppio live tenutosi lo scorso 23 gennaio al Mamamu di Napoli. Sul palco Thembee (side project di Ne Travallez Jamais ed Iride) ed i romani Dispositivoperilanciobliquodiunasferetta.

Strana macchina per il viaggio nello spazio-tempo, il Mamamu questa sera.  Fuori una serata limpida e gelida. Poi si varca la soglia del tempietto napoletano dell’indie: volti sorridenti e i Griffin in lingua originale sullo schermo portano in un qualsiasi bar dell’Arizona, fine anni ’90.

Sali al piano di sopra e sei catapultato in un loft di Manatthan, inizio anni ’70.  Cuscini, discorsi rilassati ed un tavolo coperto da un improbabile “mesale” ospita tanti gingilli elettronici, tra cui un theremin.  Dopo una breve presentazione patafisica, per non dire assurda (“…questo pezzo parla di come i mercatini rionali inguaiano il mercato…”) inizia l’esibizione dei Thembee, progetto estemporaneo (purtroppo !!!) di membri dei Ne Travalleiz Jamais e Iride.  E il viaggio prende coordinate metafisiche. Un quarto d’ora in cui la parola psichedelia torna alle sue origine etimologiche: rendere manifesto il contenuto della mente.

Sax, flauto, chitarre effettate, drum machine, tastiere, percussioni, il trio nell’arco di un quarto d’ora crea un mantra di rara intensità psicotropa. Un crescendo ipnotico che coinvolge il pubblico in maniera stupefacente: molti gli occhi chiusi, nessuno fiata, ognuno si lascia guidare dai “cowboys quartomondisti” in una esperienza d’ascolto difficilmente replicabile. Sarebbe molto sterile definirla “sperimentazione”: le tecniche non convenzionali, come la chitarra acustica mandata in feedback e i delay estremi su quella elettrica o le escursioni rumoristiche dei congegni elettronici e le divagazioni modali dei fati stasera non sono uno sfoggio di “alternativa a tutti costi” ma elementi costruttivi di un qualcosa di “stupefacente”(in almeno due sensi del termine !).

Thembee

Giusto il tempo di aprire gli occhi e tornare sulla Terra, si applaude e si scende giù, verso  il “main stage”, per l’esibizione della band col nome più strano che sia capitata da queste parti. Dopo aver cavalcato deserti immaginari e galassie interiori, i Dispositivoperilanciobliquodiunasferetta ci proiettano invece in una terra di mezzo immaginaria tra la Knitting Factory newyorkese, una sala-giochi di Tokio negli anni’ 80 e le bancarelle di Trastevere. Alla fine degli anni ’60 i giornalisti mischiarono Burroghs e gli Steppenwolf coniando il termine “metallo pesante” per descrivere il sound dei reietti del blues inglese che incattivivano distorsioni e picchiavano sulle batterie. Ascoltare questa band fa invece venire in mente un’altra immagine: “metallo tagliente”.

Freddi come il ferro nella precisione millimetrica degli incastri delle 3 chitarre. Chirurgici come il titanio, dotati di un batterista fenomenale sotto tutti gli aspetti: precisione, intricatezza, potenza e presenza scenica. Taglienti come spigoli vivi in tutto, dall’ironia surreale e “nerd“ delle battute col pubblico agli inserti elettronici in stile 8-bit che colorano il pastiche totale di un atmosfera assurda e quasi inquietante. Finisce lo show, esco dal Mamamù, è come scendere dall’ Astronave e tornare a casa.

Live report di Davide Miglia
foto di Mariella Via

~ di campaniarock su gennaio 27, 2010.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: