Chiusura col botto per il Neapolis. I Prodigy “incendiano” la Mostra D’Oltremare

prodigy1Liam Howlett dietro i sequencer è il maestro d’orchestra nel tornado sonico dei Prodigy. “Invaders Must Die” urlano Keith Flint e Maxim Reality, sigillando l’edizione 2009 del Neapolis. Un festival in salsa elettronica quest’anno, dal sapore danzereccio e rave. Un grande successo di pubblico.

Con i Subsonica e Rinocerose 8000 paganti, ieri, sembra, molti di più. Apre le danze Juliette Lewis con il suo nuovo progetto The Romantiques, ma il traffico della tangenziale di Napoli (che ormai sembra esplodere) ce la fa soltanto immaginare. Ma chi l’ha vista (purtroppo non in tanti) ha parlato di un’ottima performance, davvero in forma la cantante-attrice ex The Licks.

E’ ancora giorno ma il popolo elettronico sta già invadendo il parterre ed il prato. Differenze con la prima giornata del Carpisa: meno giovani “fans” subsoniche, dentro la popolazione postpunkelettronica e quella dei festini dance. Un mix piacevole.

Tocca ai Motel Connection riscaldare la platea: il sideproject di Samuel dei Subsonica, insieme a Dj Pisti e Pierfunk, si lancia a 100 all’ora nella sua dance intelligente. “Heroin” (nuovo singolo), “Two”, “Muzik”, “spastik”, “Teknasia” e la conclusiva “All Over”. Muri sintetici, passaggi digitali ed una melodia incalzante, grazie anche alle ottime basi di scuola francese di Dj Pisti e al basso funkeggiante. Samuel, chitarra imbracciata, non soffre il caldo come con i Subsonica il giorno prima e si vede.  I Motel Connection hanno trovato la loro dimensione: meno ripetitivi, più incalzanti.

Motel Connection

Motel Connection

Altra sorpresa di questa edizione: dopo i Rinocerose, rivelazione del primo giorno, gli organizzatori ci fanno conoscere gli americani !!! (Chk Chk Chk): la loro è una miscela di sonorità dance-techno-funky, meo ruvidi e più live sul palco, ricordano The Rapture ma più “nervosi” e con aperture strumentali (vedi sax). Nic Offer (voce) è indemoniato, nonostante la “mise” poco rock: bermuda e t-shirt. In confronto a Keith Flint sembra un ragioniere! Ma la performance da ragione a loro, dance-punk ed il pubblico balla.

!!!

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E’ notte, a ripetizione ritmi e big beat acidi, in attesa degli headliners: quei Prodigy, nato nel 1990 a Braintree e che hanno venduto 16 milioni di dischi. Sono stati il punto di incontro tra cultura rave, furia punk e componenti hip-hop. Il loro album di maggior successo, The Fat Of  The Land, ha scolpito nella storia tre singoli che hanno segnato gli anni 90: “Smack My Bitch Up” (e video censuratissimo), “Breathe” e “Firestarter”. L’ultimo (il quinto), “Invaders Must Die”, li ha riportati al loro posto, tra le atmosfere rave-dance e acide. Con la potenza del rock.

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Sul palco c’è di tutto: sequencer, campionatori, megawoofer e super trombe del giudizio. “Take Me To The Hospital” è scritto sul pc di Liam. Ingresso e boato del pubblico. “Siamo i fans cattivi dei Prodigy” urlano dalle prime file. Inizio col botto, Omen, Breathe, World’s On Fire. Liam è nascosto dietro mura di elettronica, Keith al suo solito urla e si dimena, sputa, balla, canta. Maxim Reality, eyeliner, rappa e canta, scende tra il pubblico. Al live set anche un batterista ed un chitarrista (Rob Hollyday) che aggiungono ulteriore potenza sonora.

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L’audio è perfetto, ballo e pogo si mixano, non ci sono eroi solo guerrieri acidi. Fine del mondo e ritorno, fuoco e fiamme. “Firestarter”, apocalisse annunciata. “Hi Italian People” urlano, poi “Poison” scende tra il pubblico come un angelo cattivo. E’ il veleno che muove tutti, generazione raver che ha solo sfiorato Napoli.

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Arriva “Smack My Bitch Up”, bacia la mia puttana urla Keith, canotta e tatuaggi fin sopra le falangi. La Mostra D’Oltremare diventa un en0rme bosco dove liberarsi, poi il pezzo migliore della serata “Take Me To The Hospital”: mura tremano, sembra che il palco stia per cadere”. Big beat, acidi, punk, riff, esplosioni sonore e caos: il mix che Liam predilige, dove tutto però ha un senso. Poi i saluti. E la band si infila nei macchinoni con i quali erano arrivati.

E’ancora l’una, la gente (abituata a fare l’alba) ne vuole ancora. Le orecchie fischieranno ancora.

Il live dell’anno.

Si chiude così l’edizione 2009 del Carpisa Neapolis Festival: bilancio positivo, cast indie e virato all’elettronica, coerente.

Luigi Ferraro

Si ringrazia Hungry Promotion.

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~ di campaniarock su luglio 17, 2009.

7 Risposte to “Chiusura col botto per il Neapolis. I Prodigy “incendiano” la Mostra D’Oltremare”

  1. Stupendo Concertone! Rimarrà nella mia memoria!!!! Ci si becca l’anno prossimo! ^^

  2. L’AUDIO NON ERA PROPRIO PERFETTO…ed hanno fellato tre volte sicure.Comunque,un concerto favoloso.

  3. “Smack” si “smack my bitch up” significa sberla, colpo… altro che “bacia la mia puttana” 😉

  4. Qualcuno potrebbe pubblicare la scaletta che hanno seguito questi mostri che lanciavano palle di fuoco???

  5. Mammamia ho ancora i dolori per come mi sono imbizzarrito.
    Probabilmente non le ricordo tutte, e nemmeno in ordine, ma hanno aperto con World’s on fire, poi Omen, Breathe, Poison, Outer space, Firestarter, Voodoo people, Take me to the hospital, Smack my bitch up, Diesel power, Warrior’s dance, Run with the wolves (le mie due preferite) e le ultime tre sono state Omen reprise, Invaders must die e Stand up con cui hanno lasciato il parco, il pezzo ideale per dei titoli di coda. Non vorrei sbagliarmi ma di Always outnumbered non ne hanno fatta nessuna.

  6. di Always outnumbered c’era solo la fine di Firestarter con Keith che cantava il ritornello di Action Radar!

  7. Oddio ragazzi quello di spalle con la maglia verde sono io xD

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